Category: Giochi


Il Pirata Pop Pop.

Tra la moltitudine di giocattoli che hanno trovato sucesso negli anni ’80, non si può dimenticare l’ Allegro pirata. Prodotto poco dopo la meta degli anni ’70 dalla casa giapponese Tomy, venne commercializzato con svariati nomi, ad esempio nei paesi inglesi si chiamava Pop Up Pirate, mentre in Italia trovò notorieta come il Pirata Pop Pop. Il gioco è costituito da un parile di plastica con sulla superficie delle fessure in cui dovevano essere infilate delle spade. In una delle tante fessure c’era un meccanismo d’espulsione che faceva saltare la testa del pirata posta sopra il barile. Il gioco consisteva nell’inserire le spade evitando beccare la fessura sbagliata, quella d’espulsione, se si prendeva il gioco finiva.

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Le Micro Machines furono inventate nel 1985 da un avvocato del Wisconsin che armeggiando nel suo garage ideò una linea di veicoli giocattolo in miniatura. Queste auto venivano modellate su una scala molto più ridotta rispetto ai veicoli giocattolo tradizionale, mantenendo comunque molti dei dettagli che i ragazzi ricercavano nelle macchinine come l’apertura dei cofani o degli sportelli. Anche se gli acquirenti del settore erano scettici, una campagna pubblicitaria con l’attore John Moschitta (celebre negli States per la parlata molto veloce) proiettò le Micro Machines ad un successo planetario. La Gig ne divenne distributore per l’Italia e sul finire degli anni ’80 i micro-veicoli spopolavano anche nella penisola. Le dimensioni così ristrette e i particolari così curati, portano in maniera quasi naturale a contagiare anche il mondo dei collezionisti, ed ecco che ad oggi la famiglia Micro Machines comprende numerosissime serie: dai mezzi da lavoro a quelli di soccorso, dalle classiche Formula 1 ai motoscafi, gli elicotteri, inserendo inoltre diverse serie speciali come la collezione dei mezzi dei Carabinieri o di molte saghe cinematografiche come Star Trek, James Bond e Predator.

Quante cose sono cambiate dagli anni ’80 ad oggi; sono cambiati i modi di mangiare, di vestirsi, di passare il tempo libero, i modi di relazionarsi e i modi di giocare!! Ecco sopratutto i modi di giocare di quando si viveva negli anni ’80 è cambiato. Mi ricordo quando io e i miei amici ci riunivamo per strada e giocavamo con il Super Santos, quando facevamo le corse con la BMX o con i pattini a quattro ruote che si allungavano quando la misura del tuo piede cresceva, oppure quando era brutto tempo e ci riunivamo in casa a giocare con il Monopoli, l‘Allegro Chirurgo o quei bellissimi giochi in cui ti immedesimavi a fare il cuoco. E proprio di questi ultimi giochi voglio raccontarvi. Chi si ricorda il Dolce Forno della Harbert? Era un piccolo giocattolo che dava la possibilità a tutti i bambini di diventare dei grandi cuochi, per imparare a cucinare con mamma e divertirsi sporcandosi e gustando qualche piccola bontà fatta con le proprie mani. Il dolce Forno cuoceva i cibi con il calore di due comuni lampadine da 100 Watt (poi nella versione attuale portate a 60 Watt). Il giocattolo era corredato di ciotoline e teglie, un piccolo mattarello, ed un mini libro per le ricette. Un altro dei giochi in cui ti potevi imbattere a preparare deliziose cose da mangiare era La macchina del gelato,una sorta di “joint venture” tra la Gig, che produceva l’apparecchio in questione, e la Cameo, che produceva gli ingredienti necessari per fare un bel gelato con questa macchina simile a quelle commercializzate anni prima dalla Harbert. Celeberrimo il jingle: “viva la macchina del gelato, in tre minuti vien prelibato…

Nel 1980 la LEGO istituì la Divisione Prodotti Educativi, con l’obiettivo specifico di espandere le potenzialità educative di questi giocattoli. La seconda generazione dei Lego sui treni apparve nel 1981. Come la precedente, disponibile sia nella versione a 4,5 V, a batteria, che a 12 V con un trasformatore, ma con un numero maggiore di accessori, incluse luci, scambi e segnali controllati remotamente. La serie Expert Builder nel 1982 si evolse, diventando la serie Technic. L’anno seguente, i nuovi set inclusero sonaglini e personaggi con arti snodati. Con l’introduzione della serie Castle, la piccola popolazione LEGO ottenne un intero reame, con cavalli e cavalieri. Le scatole Luci&Suoni vennero lanciate nel 1986 comprendenti un modulo a batteria, luci elettriche, cicalini ed altri accessori che aggiunsero un’ulteriore dose di realismo alle creazioni LEGO. Nel medesimo anno, la Divisione Prodotti Educativi produsse il Technic Computer Control, un sistema con modelli motorizzati di robot, camion ed altre macchine, pilotabili attraverso un computer. Nel 1986 la linea Technic fu ampliata con l’aggiunta di componenti pneumatici. La linea crebbe ancora nel 1989, con la commercializzazione della serie Pirati, comprendente varie navi pirata, tesori e isole deserte; la serie fu anche la prima a scostarsi dalla consuetudine di realizzare personaggi con visi sorridenti.

Nella metà degli anni ottanta c’è stata in Italia l’invasione delle console di videogiochi. C’erano già prima alcuni videogiochi come il mitico Atari, ma la grande diffusione avvenne con l’avvento di Nintendo con il suo mitico Super Mario, Sega con il suo riccio Sonic. Da allora nacque un dualismo che portò alla nascita di due schieramenti contrapposti e che proseguì fino alla metà degli anni 90 quando l’avvento della Play Station sconvolse il mercato videoludico. La concorrenza fra le due case fu molto serrata oltre che sulle due console ad 8 bit anche poco dopo su quelle a 16, Super Nintendo e Sega Mega Drive, e sulle prime portatili Nintendo Game Boy e Sega Game Gear. In Italia la Nintendo Nes usò per la sua pubblicità un testimonial d’eccezione, un giovanissimo Jovanotti.

80′ sorprese

Riprendendo il discorso delle merendine, non potevo dimenticarmi delle sorpresine che, oltre al gusto, alla forma e alla confezione, le rendeva così appetibili tutte le linee di merendine di quel periodo. Negli anni 80 quel che importa è sorprendere. Questi oggettini venivano collezionati un po’ da tutti, chi non ha mai riempito le mensole della propria cameretta?. Ogni marca aveva una serie diversa. Le migliori? Impareggiabili quelle del Mulino Bianco: dalle fenomenali gommine colorate e di solito a forma di biscotti, con il loro profumo leggero e la scatola di cartoncino che ricorda quella dei fiammiferi di casa, fino ai chiassosi barattolini di latta contenenti piccoli giocattoli da costruire.
Memorabili e innumerevoli anche le collezioni di personaggi, i gadgets e le macchinine, racchiusi all’interno delle capsule gialle degli ovetti Kinder.

Le meravigliose Barbie.

La fantasticha bambola più amata dalle bambire, non poteva rimanere in ombra. Le Barbie hanno accompagnato i miei pomeriggi e quelli di mia sorella; ricordo che dopo un po’ di tempo avevamo inizato a creare vestiti. Lei essendo più grande di me già ne aveva qualcuna e insieme alle mie giocavamo a fare le sfilate.Tra le mie e le sue (vecchie di quattro anni) c’era qualche differenza, ad esempio nell’espressione del viso e nel trucco. Il face mode della Barbie Superstar la farà da padrone per tutti gli anni 80,ovviamente negli anni evolverà il make up: infatti all’ inizio sarà sempre con netto ombretto azzurro e rossetto corallo, successivamente sfumerà sempre di più fino ad arrivare a make up vistosissimi che imitano le rock star del periodo. Nasce la serie Dolls of the World , in cui Barbie ha le fattezze e l’ abbigliamento caratteristico del paese che rappresenta. Vengono creati i face mold ispanico e orientale. E viene creata la prima Barbie di colore. In questi anni ci sono due “tipi” di Barbie; quelle con le braccia distese e quelle con le braccia a L . Un altra Barbie particolare era la My first Barbie originalmente indossava pantaloni gialli e un top a righe; invece delle classiche gambe pieghevoli  aveva un paio di gambe che non cliccavano. Queste erano le Barbie economiche. Intanto c’erano quelle con gli abiti “importanti” e avevano orecchini e anello ed ovviamente erano quelle più costose!Il boom economico degli anni ’80 fa adottare alla Mattel la politica consumistica ed inizia così la produzione delle scatole rosa, bambole create sullo stampo Superstar e destinate alle più piccine. Nella metà degli anni ottanta, esattamente nel 1986 viene creata la prima Barbie di porcellana che è anche la Barbie considerata “da collezione” ossia destinata alle donne che avevano questo hobby . Mentre verso la fine degli anni 80 nascono altre linee da collezione tra cui le Happy Holydays che escono nel periodo Natalizio per celebrare appunto la festività.

Il gioco da tavola “Indovina chi?” è stato uno dei miei primi giochi! Io e mia sorella passavamo interi pomeriggi a giocarci. Il gioco era composto da ventiquattro figurine gialle a sfondo bianco, ventiquattro improbabili facce e altrettante spassosissime espressioni, ventiquattro nomi di uomini e donne che (almeno in parte) non si possono dimenticare: Max, Maria, Susan, Eric, Alex, Alfred, Anita, sono solo alcuni delle due dozzine di personaggi che hanno riempito i pomeriggi e le serate di tutti noi ex bambini degli anni 80 in agguerritissime sfide uno-contro-uno fino all’ultimo indovinello.
Il gioco era composto da un mazzo di carte e da due piattaforme, una rossa e una blu, ciascuna attrezzata di caselle sufficienti per ospitare tutte le ventiquattro fantomatiche facce. La partita cominciava pescando a caso dal mazzo una carta-personaggio e tentando, attraverso
domande alternate, di completare l’identikit dell’avversario per esclusione: Ha i baffi? Porta il cappello? E’ moro? La bocca è grande? E il naso com’è?
Come dimenticare. E come rimuovere la soddisfazione e il compiacimento che si provava nel buttare a terra le caselline che potevano essere escluse dai nostri sospetti!
Del gioco, distribuito in Italia dalla Hasbro esistono tutt’oggi diverse versioni, di cui una raffigurante, al posto dei personaggi “classici”, i protagonisti dei film d’animazione Disney.
Facile però supporre che sarà la prima versione, quella originale degli anni 80, a rimanere per sempre la più amata e ricordata.

Purtroppo gli spot su questo magnifico oggetto non se ne trovano; ma voglio parlarne lo stesso, perchè credo di non essere stata l’unica ad aver fatto la collezione e poi come si puo dimeticarla!!                                                                                                                                                                                                 Trasparente, colorata, viscida e gommosa, la manina appiccicosa e’ stata, fra i gadget degli anni 80, uno dei giocattoli tascabili accolti con più entusiasmo dai bambini dell’epoca. La manina appiccicosa apparteneva alla categoria delle sorpresine-regalo presenti nelle patatine in busta, ed era spesso contenuta nei pacchetti di marche poco note se non del tutto sconosciute. Quando per caso o per fortuna ne trovavi due in una busta, la gioia era immensa. Si trattava di una piccola mano di gomma collegata a un laccio dello stesso materiale che permetteva di impugnarla e lanciarla per farla aderire su qualsiasi superficie liscia o oggetto. Ma, come tutte le cose belle, anche la manina non aveva una durata eterna: poco dopo l’apertura della confezione e il suo lancio contro mobili e pareti, per la gioia di mamme e insegnanti, la manina cominciava a impolverarsi smettendo di attaccare come appena tolta dal nilon. Unica soluzione era, a quel punto, come suggerito dal foglietto illustrativo in allegato, il tentativo di lavaggio con acqua e sapone. Ma nemmeno questo rimedio casalingo bastava a riportare la schifida mano acchiappatutto al suo stato originale. Anzi lavandola diventava rugosa e non attaccava più su nessun tipo di superficie. Ora mi chiedo: perché non esiste più? 😦 La  rivoglio!!