La moda paninara prese piede tra il 1982 e il 1983. Con il termine paninaro si identifica un sottocultura giovanile nata a Busto Arsizio nei primissimi anni ottanta e diffusasi in seguito nella vicina Milano e da lì in tutta Italia. La caratterizzavano l’ossessione per la griffe nell’abbigliamento e in ogni aspetto della vita quotidiana, il rifiuto della politica e l’adesione a uno stile di vita fondato sul consumo, il divertimento ad ogni costo e la spensieratezza. L’obiettivo primario dei paninari era godersi la vita senza troppe preoccupazioni; si trovavano perfettamente a loro agio nell’adeguarsi ai modelli del cinema americano di consumo e ai consigli degli spot pubblicitari trasmessi dalle televisioni commerciali. Questo gruppo iniziò a vestirsi in modo simile acquistando nei negozi del centro cittadino capi di abbigliamento di origine (o stile) statunitense e iniziò a ritrovarsi i pomeriggi nel centro di Milano nella zona di Piazza Liberty dove si trova il bar “Al Panino“, che fornì il nome al movimento. Ciascuna compagnia era conosciuta con un nome che faceva riferimento o al bar dove si radunava o alla via ove era sito tale bar. Le compagnie più numerose e importanti erano conosciute anche e soprattutto per i propri “capi”, raramente sopra i vent’anni, che erano quasi sempre conosciuti attraverso il proprio nome associato ad un soprannome. Dopo circa quattro anni dalla sua nascita, i paninari vengono conosciuti a livello nazionale; per merito della pubblicazione di alcuni fumetti dedicati ai  loro e al personaggio interpretato da Enzo Braschi nella trasmissione Drive in. Il paninaro coltivava una maniacale attenzione per il proprio stile, rigorosamente di marca. L’abbigliamento paninaro prevedeva: giubbotti imbottiti da aviatore “bomber” ( Moncler, Avirex), giubbino di jeans foderato si finto pelo all interno, stivali da cowboy, scarponcini di pelle scamosciata ( Timberland), scarpe sportive colorate rigorosamente senza stringhe (Superga, Vans, New Balance e Nike), jeans (Enrico Coveri, Levi’s, Americanino o Armani), maglioni, felpe, camicie a quadri (Stone Island o Nej Oleari per le ragazze) e infine, il pezzo che non doveva mancare, la cinta di pelle ( El Charro). il feticcio dei paninari era il cibo consumato presso i fast food, che proprio in quegli anni inizano a diffondersi in tutta Italia. La Moda paninara di spense a Milano tra il 1987 e il 1988 e un paio di anni più tardi nel resto dell’Italia, sostituita da altre sottoculture che riflettevano la fine di un decennio consumato all’insegna dell’edonismo e della superficialità.

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